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ART IN THEORY.
Nuovi protocolli dell' arte

Marco Dalbosco: Pseudodesign, armonia & disarmonia
Uomo-lavoro-natura-storia
Di Simonetta Lux

Quando ho visto Marco Dalbosco?
Cerco una traccia, un comunicato stampa.

“ lastminute.bo / ricerca artistica a Bologna /A cura di Bo-Art
Il 17 febbraio 2005 il Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università di Roma “ La Sapienza ” inaugura la mostra “lastminute.bo”, a cura di Bo-Art. Con questa esposizione, che presenta una panoramica delle ricerche attuali nel vivace laboratorio bolognese, la rete Bo-Art consolida un rapporto di collaborazione con il Museo Laboratorio dell'Università “ La Sapienza ” di Roma.
Non viene presentato un tema o una singola tendenza, ma la molteplicità creativa che nasce in un milieu ricco di centri culturali e giovanili, di spazi e gallerie attente ai nuovi linguaggi. La “città creativa” non è solo una somma di percorsi diversi: è anche e soprattutto l'idea che l'arte e la creatività possano influenzare e vivificare gli altri saperi, il vivere sociale, la qualità delle interazioni nel contesto urbano.
La mostra, che segue questo principio di rete e di “cooperazione curatoriale”, è coordinata da Carlo Terrosi ( responsabile rete Bo-Art e Cooperativa Le Macchine Celibi ), con il supporto e la collaborazione di critici, docenti, associazioni e spazi ( Accademia di Belle Arti, Centro Polivalente Villa Serena, associazione Neon, Mirada, Il Campo delle Fragole, Orfeo Hotel, Low4mat, ecc .).”

in “luxflux.net”, Archivio Mlac, Comunicato stampa 2005.

Ecco, è qui, mentre si susseguono live media performances di desert, ericailcane e dei dev_null a cura di low4mat, associazione-collettivo di media-artisti attivi a Bologna, mentre giro tra le sale dello splendido Museo Laboratorio dell'Università di Roma “ La Sapienza ”, che sono attratta dalla strana installazione di Marco Dalbosco, una proiezione, una cybacrome bellissima (un interno di fabbrica), e su due o tre ripiani piccoli e sottili, dei modellini ed un libretto: Marco Dalbosco, Scala 1:18 tecnical characteristic , Nicolodi Editore c/o Bo-Arte senza data.
Il titolo è strano, sembra un repertorio di modelli per un progetto di fabbrica, anzi di una macchina, ma nessun elemento è dato di esso.
Nella introduzione/introduction, si parla di un materiale con cui vengono creati dei macchinari “ per tessere una tela di straordinaria qualità .” E così continua: “ La macchina è stata appositamente concepita per consentire un veloce e pratico cambio d'articolo, ovvero per garantire la massima flessibilità e un veloce adeguamento alle tendenze della moda. L'assoluta sicurezza di funzionamento e la possibilità di regolare gran parte del parametro attraverso un terminale sono parte integrante di quei presupposti, di fondamentale importanza soprattutto nel campo dei tessuti tecnici, che consentono di produrre in ogni momento tessuti riproducibili ”.

Scoprirò dopo che, in effetti, ci troviamo di fronte ad una vera e propria dichiarazione di poetica, un piano di fuga per lui vitale, un piano della mente di Marco che usando e détournando luoghi (di lavoro), oggetti, termini tecnici precisi, legati indubbiamente ad una sua esperienza reale (e non artistica), attua una strategia di liberazione di se stesso da quel mondo, senza tagliare del tutto i fili col mondo della vita o del lavoro.
Nelle didascalie ad ogni immagine dei particolari di questo macchinario di carta vengono infatti dettagliatamente descritti gli ottimi requisiti di ciascuna delle componenti meccaniche, con termini sempre tecnicamente impeccabili: vado a cercare in google:

cimossa, http://www.fattoinitalia.org/tarocchi_articolo.jsp?id=2&pag=0

ed ecco:

“Ecco alcuni tessuti contraffatti, e soprattutto ecco un esempio dei diversi tipi di contraffazione , come si deducono dalle stesse cimosse, cioè le strisce laterali che contengono i dati sul tessuto, la sua origine ed eventualmente il marchio del produttore. I tre possibili elementi di identificazione sulla cimossa , appunto, sono 1. la dichiarazione del contenuto, cioè del tipo filato con cui il tessuto è realizzato, 2. la sua provenienza geografica, e infine 3. la firma del produttore.

Attenzione, qui sotto, come si combinano queste… ‘informazioni': questi tessuti sono stati prodotti in India”

Ratiera, ed ecco:
“DESCRIZIONE: partendo dall'alto, c'è la ratiera, da cui scendono alcuni fili, che sono attaccati ai licci, i quali sono tenuti fermi da molle attaccate ad assi. Nella parte posteriore ci sono, legati, i fili di ordito e i contrappesi per tenerli tesi mentre sono avvolti nel subbio. I fili vengono fatti penetrare attraverso le maglie dei licci e il pettine, trasformati in tessuto, il quale è, a sua volta, trasferito in un subbio girato a mano.”

Invertitore: http://spazioinwind.libero.it/lucefacile/invertitore.htm
ed ecco:

“INVERTITORE: Esteriormente è del tutto simile all'interruttore, mentre posteriormente ha la possibilità di avere 4 fili in ingresso.
Viene usato tutte le volte che vogliamo accendere la lampada da più di due punti e viene sempre associato a 2 deviatori.
Al contrario dei pulsanti, con l'invertitore, non si sente quel fastidioso (per alcuni) clic, tutte le volte che viene azionato.
Dal punto di vista pratico è un po' più scomodo per la maggiore quantità di fili che abbiamo bisogno.
Elettricamente viene sempre inserito tra i deviatori, quindi abbiamo: la fase che va al deviatore -> due fili che vanno all'invertitore -> altri due fili che vanno ad un altro deviatore -> ed infine alla lampada; neutro diretto, come sempre.”
(Vedi fig. 1-Nel caso che i punti di accensione fossero più di tre dobbiamo aggiungere invertitori tra i deviatori.)
Ecco un esempio di accensione di una lampada da tre punti (fig. 2).
E così descrive dei particolari/details:

“ A seconda delle esigenze, la ratiera può essere dotata di un numero di azionamenti dei licci fino ad un massimo di 24 ” .

“ Le cimosse vengono formate mediante un dispositivo per cimosse rientrate o un dispositivo per cimosse rientrate o un dispositivo di giro inglese con due o quattro fili di giro ”, e così via, mentre del telaio di carta viene data una legenda/legend e visioni di accorpamento a quattro, dodici e più macchine (flessibilità).

Ecco qui il modellino, ecco sul muro la proiezione della macchina a dimensioni reali (vera), ecco una giovane che danza meccanicamente di fronte ad essa.
Tanto questo gioco détournant - spaesamento ambiguo, pseudo design - tanto le splendide immagini tecniche, dell'invertitore ad esempio, che mi sono venute incontro nella ricerca della verifica (vero o falso?), mi ricordano l'esperienza di Archeologia Industriale di quasi trent'anni fa, vissuta con Eugenio Battisti, il geniale autore de L'Antirinascimento (1961), sulla scia della Ecole des Annales (calare la storia nelle strutture economiche e sociali) e della Critique de la vie quotidienne (1947) di Henry Lefebvre, punto di riferimento certo anche di Guy Débord. Penso alla notevole conferenza del 1961, uscita sul n.6 di quell'anno.
L'idea di muoversi sulla conoscenza delle tracce concrete della cultura materiale industriale e dei luoghi del lavoro alla verifica si scontrò con una classe lavoratrice non più operaia, ormai incardinata nella società dei consumi, e del tutto disinteressata alla memoria di sottomissioni fisiche e organizzative quali quelle vissute nell'epoca immediatamente trascorsa, su fino alle origini della società industriale.
Ecco ora che questa nuova generazione ormai intorno e under 40, fa ciò che Débord proclamava quel momento magico e solo temporaneamente in concluso: rifletteva sul perché e sul come cambiare il nostro modo di vita quotidiana, su come conquistare il minimo di vita invece di elevare “il livello di vita”: insomma su come decolonizzare il proprio immaginario.
Vi sono diversi modi in cui Marco Dalbosco fa questo, da quando passa in effetti da operaio o impiegato ad artista (certo è uno che ha studiato).
O porta il mondo o porta il fragile uomo nell'arte.
O porta quel mondo da cui vuole disalienarci/disalienarsi nell'ambito dell'arte, o riporta l'arte all'uomo fragile ed alienato, indicando una possibilità...
Mantiene sempre una dialettica tra il fittizio ed il reale: come con questa installazione/performance/creazione dove ci fa pensare a una evasione creativa, pur immettendo l'immagine del suo vecchio vero ambiente di lavoro:
“ Il ritmo ossessivo della macchina/fabbrica torna a farsi sentire! Nel video l'immagine della macchina reale, ingombrante più che mai, riprende i suoi ritmi ‘produttivi' e sembra procedere nella sua ‘attività celibe' ed estenuante all'infinito. Questa immagine video, totalmente spersonalizzata, ritorna anche nella performance, dove le danzatrici attraverso traiettorie riproducono il tessere della macchina” scrive l'artista nel 2004 con la sua ‘curatrice' Alessandra Borgogelli - in occasione della sua mostra a Villa Serena a Bologna. Oppure porta dei giovani dentro la stessa ‘arte', come fa quando in Les Baigneuses (2004) sulla proiezione di una delle versioni dell'omonimo quadro proiettato in dimensione/uomo fa mettere in posa delle giovani modelle, ma dall'aspetto di ragazze comuni, magari tatuate. Queste ragazze comuni di oggi, ”questo soggetto”, sono il soggetto di Cèzanne, l'artista padre della modernità, l'artista che Dalbosco rilegge come colui che ha “concentrato la sua attenzione sulla relazione tra la natura e l'essere uomo, soggetto che acquisisce nuova dimensione: tra armonia e disarmonia ”.

12 giugno 2006

Simonetta Lux